Con il Decreto Legislativo 30/2026, l’Italia interviene in modo deciso sul Codice del Consumo per contrastare il hashtag#greenwashing e alzare il livello di trasparenza verso i consumatori.
Sebbene il decreto sia entrato in vigore il 24 marzo 2026 la sua applicazione effettiva avverrà da 27 settembre 2026, garantendo un periodo di adeguamento per le imprese.
Ma cosa cambia davvero?
1) Stop ai claim ambientali vaghi o non verificabili: non sarà più possibile utilizzare in etichetta o nel packaging diciture come “eco-friendly”, “sostenibile” o “a basso impatto” senza prove concrete, misurabili e documentabili.
2) Stop ai claim “impatto zero” basati solo su compensazioni: dichiarazioni come “carbon neutral” o “impatto zero” saranno considerate ingannevoli se fondate esclusivamente su compensazioni di CO₂, senza reali riduzioni lungo la filiera.
3) Etichette e bollini ambientali sotto controllo:sarà vietato utilizzare loghi, simboli o claim ambientali non supportati da certificazioni ufficiali e riconosciute. Stop quindi a bollini “green” auto-dichiarati o poco trasparenti.
4) Maggiore trasparenza sulle caratteristiche ambientali: le aziende dovranno fornire informazioni chiare, specifiche e verificabili sul packaging utilizzato in termini di materiali, riciclabilità, contenuto riciclato ed eventuali caratteristiche ambientali dichiarate.
5) Coerenza tra comunicazione e realtà del prodotto: tutto ciò che viene comunicato dovrà essere coerente e dimostrabile. Attenzione non solo all’etichetta quindi ma ad ogni forma di comunicazione, compresa quella online.
In caso di greenwashing, sono previste sanzioni salatissime fino a 10 milioni di euro, oltre alla possibile sospensione immediata della comunicazione ingannevole.
Finalmente le aziende “davvero hashtag#sostenibili” potranno fare la differenza.